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	<title>Birra - Mondobirra - Il portale della birra</title>
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	<description>Portale della birra</description>
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		<title>Etilometro virtuale</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[birra]]></category>

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		<description><![CDATA[ETILOMETRO VIRTUALE BY KATAWEB
 
ATTENZIONE: Il calcolo qui proposto è basato su semplificazioni e si deve intendere solo indicativo del reale tasso alcolemico. Kataweb declina ogni responsabilità sull&#8217;utilizzo di queste stime.
Altri etilometri online
Etilometro online &#8211; Fondazione ANIA
Etilometro online &#8211; Stradanove
Etilometro online con attestato &#8211; Bevidimeno.com
Alcol test &#8211; My-personaltrainer.it
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ETILOMETRO VIRTUALE BY KATAWEB</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ATTENZIONE: Il calcolo qui proposto è basato su semplificazioni e si deve intendere solo indicativo del reale tasso alcolemico. Kataweb declina ogni responsabilità sull&#8217;utilizzo di queste stime.</strong></p>
<p><strong>Altri etilometri online</strong></p>
<p><a href="http://www.smaniadisicurezza.it/spostarsi_etilometro.jsp" target="_blank">Etilometro online &#8211; Fondazione ANIA</a></p>
<p><a href="http://www.stradanove.net/crash/etilometro/index.htm" target="_blank">Etilometro online &#8211; Stradanove</a></p>
<p><a href="http://www.bevidimeno.com/etilometro/etilometro_attestato.asp" target="_blank">Etilometro online con attestato &#8211; Bevidimeno.com</a></p>
<p><a href="http://www.my-personaltrainer.it/alcol-test.htm" target="_blank">Alcol test &#8211; My-personaltrainer.it</a></p>
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		<title>Scambio link birra</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 17:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[birra]]></category>

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		<description><![CDATA[Scambio link con siti che trattano di Birra
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scambio link con siti che trattano di Birra</strong></p>
[contact-form]
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		<title>Eventi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 15:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[birra]]></category>

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		<description><![CDATA[Il salotto della birra artigianale &#8211; Battipaglia (SA)
dal 21 gennaio 2008 al 25 gennaio 2008
A Battipaglia dal 21 al 25 gennaio 2008 la La Fabbrica dei Sapori…e Luciano Pignataro presentano Il salotto della birra artigianale, prima rassegna dei produttori del Centro-Sud. I migliori microbirrifici artigianali del Sud si riuniscono per confrontarsi, far degustare i loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il salotto della birra artigianale &#8211; Battipaglia (SA)</strong></p>
<p><strong>dal 21 gennaio 2008 al 25 gennaio 2008</strong></p>
<p>A Battipaglia dal 21 al 25 gennaio 2008 la La Fabbrica dei Sapori…e Luciano Pignataro presentano Il salotto della birra artigianale, prima rassegna dei produttori del Centro-Sud. I migliori microbirrifici artigianali del Sud si riuniscono per confrontarsi, far degustare i loro prodotti e venderli. Una occasione imperdibile per gli appassionati e gli operatori del settore. La manifestazione prevede lunedì 21 gennaio dalle ore 19.00 alle ore 23.00 la degustazione e banco di assaggio, incontro con i produttori e il gioco degli abbinamenti. Da martedì 22 a venerdì 25 gennaio sempre dalle ore 19.00 alle ore 23.00 degustazioni, laboratori, convegni. L&#8217;ingresso è libero. Hanno aderito per la Campania: Karma di Alvignano, Il Chiostro di Nocera Inferiore, Maltovivo di Capriglia Irpina, St. John&#8217;s Bier di Faicchio; il Lazio: Birra del Borgo di Borgorose, Atlas Coelestis di Roma; la Puglia: Birrificio Svevo di Bari, Brauhaus Engel di Manfredonia; la Basilicata: Brigante di San Nicola di Pietragalla; la Calabria: Mida di Santa Sofia d&#8217;Epiro. A cura dell&#8217;ufficio stampa.</p>
<p>Sito web: <a href="http://www.lafabbricadeisapori.it" target="_blank">www.lafabbricadeisapori.it</a><br />
Tel: 0828/630021</p>
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		<title>Birra da kit</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 21:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[birra]]></category>

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		<description><![CDATA[COME PRODURRE UNA BUONA BIRRA ARTIGIANALE
La regola principale della fermentazione casalinga è la pulizia e la sterilizzazione di tutta l&#8217;attrezzatura che si esegue utilizzando una soluzione di potassio metabisolfito (in dotazione con il kit). Per la pulizia del fermentatore       si può versare direttamente nello stesso la soluzione detergente e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>COME PRODURRE UNA BUONA BIRRA ARTIGIANALE</strong></p>
<p>La regola principale della <strong>fermentazione casalinga</strong> è la pulizia e la sterilizzazione di tutta l&#8217;attrezzatura che si esegue utilizzando una soluzione di potassio metabisolfito (in dotazione con il kit). Per la pulizia del fermentatore       si può versare direttamente nello stesso la soluzione detergente e, dopo averlo lavato accuratamente,  risciacquarlo abbondantemente con acqua fredda. Di fondamentale importanza è anche sterilizzazione di tutto ciò che va a contatto con il mosto (fermentatore, mestolo, termometro, etc.)</p>
<p>Principalmente               esistono due modi per sterilizzare l&#8217;attrezzatura:<br />
1                  &#8211; Utilizzando una soluzione di potassio metabisolfito in proporzione               di 2 cucchiaini disciolti in 1/2 litro d&#8217;acqua fredda;</p>
<p>2                 &#8211; Utilizzando una soluzione di candeggina (non profumata) e acqua,               in proporzione di 1-2 cucchiai grandi per 2 litri di acqua fredda.</p>
<p>Nel primo caso non ci sarà bisogno di risciaquare l&#8217;attrezzatura.                 Nel secondo, invece, gli oggetti da sterilizzare (fermentatore incluso)                 andranno lasciati a bagno per 20 minuti con l&#8217;accortezza che la                  soluzione venga a contatto con tutta la loro superficie e alla fine                 risciacquati bene con acqua calda. Un punto critico per le infezioni               è il rubinetto del fermentatore; è preferibile lavarlo                 molto bene, capovolgerlo con l&#8217;imboccatura rivolta verso l&#8217;alto                 e riempirlo di metabisolfito sigillando con della pellicola trasparente               durante la fase di fermentazione.</p>
<p><strong>PREPARAZIONE</strong></p>
<p>Preriscaldare il malto contenuto nel barattolo per 15 minuti in acqua       calda. Nel frattempo si fanno bollire per 10 minuti 3 litri di acqua e,       dopo aver spento il fuoco per evitare che il malto attacchi sul fondo       della pentola, versare il contenuto del barattolo nella pentola, recuperando       il prodotto rimanente con dell&#8217;acqua calda. Aggiungere poi lo zucchero       in base alla gradazione desiderata.</p>
<p><strong>1500 gr. di malto &#8211; 1000 gr. di zucchero &#8211; 3,8% grado alcolico<br />
</strong></p>
<p><strong>1500 gr. di malto &#8211; 500 gr. di zucchero &#8211; 2,9% grado alcolico</strong></p>
<p><strong>1500 gr. di malto &#8211; 0 gr. di zucchero &#8211; 2,0% grado alcolico</strong></p>
<p>Per migliorare la birra da kit, è consigliabile sostituire, in parte o tutto, lo zucchero con dell&#8217;<strong>estratto di malto</strong> che, non essendo     completamente fermentabile, contribuirà ad aumentare il corpo. Questo si può trovare sia in polvere che liquido. Se si utilizza     il primo si usano le stesse quantità di zucchero indicate sul barattolo, con un aggiunta di 100-150 gr di zucchero ogni Kg     di estratto secco (es. 1Kg di zucchero=1,1 kg di estratto).</p>
<p>L&#8217;estratto secco va sciolto in acqua calda (non bollente) e a fuoco spento, versandone poco alla volta per evitare che si formino dei grumi;     una volta sciolto si riaccende il fuoco e si fa bollire per 15 minuti, poi si procede come al solito. Per l&#8217;estratto di malto liquido bisogna      tenere in considerazione che contiene il 20-25% di acqua (es. 1Kg di zucchero= 1,3Kg -1,4Kg di estratto liquido). E&#8217; possibile usare     anche del miele in sostituzione dello zucchero con dosi maggiori     rispetto a quest&#8217;ultimo (circa 30% in più). E&#8217; sufficiente     bollirlo con il resto del mosto.</p>
<p>Per dare, invece, un aroma di miele,      bisogna farlo bollire solo verso la fine per massimo 10/15 minuti. Infine, la birra da kit ha un aroma di luppolo tenue, per aumentare     l&#8217;aroma senza aumentare l&#8217;amaro, si può aggiungere 10 gr.      di luppolo a fine bollitura dopo aver fatto sciogliere il malto     e, spento il fuoco, coprire la pentola con un coperchio e lasciare     in infusione per 20-30 min. Una volta tolto il luppolo si procede     come al solito. Si può eseguire anche il dry-hopping: si     lasciano 5-7 gr di luppolo nel mosto a fermentazione avviata o nel     fermentatore secondario (vedere sotto) per 4 giorni e poi si rimuove.     Sia per la prima tecnica che per la seconda si consiglia di usare     un filtro sterile (hop bag) e luppoli con un valore di alfa acidi     basso (4-5%). Più semplice è l&#8217;utilizzo dell&#8217;olio     di luppolo: se ne mettono 5 ml. in 100 cc di acqua bollita e raffreddata la si versa nel fermentatore, rimestando dolcemente, 24 ore prima di imbottigliare.</p>
<p>Infine, far bollire per altri 5 minuti. Questo ultimo passo serve per sterilizzare il mosto, infatti facendolo bollire troppo si può perdere parte dell&#8217; aroma. Far raffreddare il mosto più rapidamente possibile per evitare infezioni; un metodo efficace è quello di riempire il lavandino di acqua fredda e immergervi la pentola avendo l&#8217;accortezza di mantenere l&#8217;acqua sempre fresca. Nel frattempo si versano nel fermentatore<br />
5 litri di acqua fredda e quando il mosto ha raggiunto i 25°-30° lo si travasa, completando il riempimento con delll&#8217;acqua fredda fino al raggiungimento del volume previsto dalla ricetta (guardare l&#8217;etichetta o la guida tecnica). Quando la temperatura del mosto nel fermentatore è di 20°-22° bisogna aggiungere il lievito in bustina e mescolare energicamente per circa 30 secondi con il mestolo lavato e sterilizzato<br />
per ossigenarlo.</p>
<p>Per abbassare la temperatura del mosto, un modo abbastanza efficiente ed economico è quello di metterci sopra una t-shirt bagnata. Questo metodo funziona perché l’acqua che evapora dalla maglietta si porta dietro parte del calore. Per mantenere umida la T-shirt mettete una bacinella d’acqua vicino al fermentatore e immergetevi parte della maglia. Non appena l’acqua evapora dalla t-shirt viene rimpiazzata da quella nella bacinella. Potete anche far circolare l’acqua sulla T-shirt con una pompa da giardinaggio. Potete aumentare il potere raffreddante puntando un ventilatore sul fermentatore. L’aria secca spinta dal ventilatore sposterà quella umida, e ciò consentirà ad altra acqua di evaporare. Naturalmente potete anche mettere del ghiaccio nella bacinella. Questo metodo funziona ancora meglio se mettete una pompa da giardinaggio in un secchio, e pompate acqua sulla maglietta. L’acqua in eccesso cadrà nel secchio e sarà rimessa in circolo.</p>
<p>Per far partire prima la fermentazione è consiglibile eseguire uno starter del nostro lievito secco. E&#8217; un procedimento a cui bisogna abituarsi perché molto utile. Quando si fa bollire il mosto, se ne preleva circa 300 cc. e lo si versa in una bottiglia con un tappo ermetico lavata e sterilizzata (quelle da 1/2 litro di acqua<br />
vanno benissimo). Dopo aver fatto raffreddare il micro-mosto nella bottiglia fino a 20°-22°, si versa il lievito, si tappa e si agita bene. Dopo circa 20 minuti il lievito secco si sarà reidratato e sarà pronto per essere inoculato nel mosto. Ora è il momento di misurare ed annotare la densità iniziale (OG &#8211; Original gravity) del mosto con il densimetro. Questo dato ci servirà per il calcolo della gradazione alcolica finale della nostra birra.</p>
<p><strong>LA FERMENTAZIONE</strong></p>
<p>Chiudere il fermentatore ermeticamente avvitando il tappo ed inserendo nel gorgogliatore pò di soluzione sterilizzante. Per accertarsi che la chiusura sia ermetica, premere i fianchi del fermentatore; l&#8217;acqua del gorgogliatore dovrà spostarsi su un lato. Se ciò non avviene provare a stringere meglio il tappo e a controllare che la guarnizione sia nella propria sede. Dopo alcune ore inizierà la fermentazione contraddistinta dal caratteristico &#8220;gorgogliamento&#8221;. Se entro 24 ore il mosto non da segni di vita, provare a:</p>
<p>1 &#8211; Aprire il tappo e dare una energica rimestata con il mestolo;</p>
<p>2 &#8211; Controllare la temperatura sul termometro adesivo; se inferiore a 18°, cercare di aumentarla portando il fermentatore in un ambiente più caldo o usando un cavo riscaldante;</p>
<p>3 &#8211; Versare altro lievito nel fermentatore (soluzione finale).</p>
<p>Se la temperatura di fermentazione si assesta intorno a 20°-22°, la fermentazione si concluderà entro 5-10 giorni. Oltre i 26° si avrà una cattiva fermentazione con conseguenze negative in termini di gusto del prodotto finale, mentre a temperature inferiori a 18° la fermentazione difficilmente si attiverà. A fermentazione avviata non bisogna mai rimestare il mosto, per evitare l&#8217;ossigenazione dello stesso con conseguente rischio di infezioni. Quando il gorgogliamento sarà terminato (o quasi), si provvederà alla misurazione della densità finale (FG &#8211; Final gravity); se questa è uguale a quella riportata sulla guida tecnica o sul barattolo o in prossimità della scala gialla del densimetro, si può provvedere all&#8217; imbottigliamento. E&#8217; tuttavia consigliato, una volta effettuata la misurazione, aspettare per sicurezza altri 2-3 giorni e misurare di nuovo la FG; se questa non è cambiata vuol dire che la fermentazione è conclusa e si potrà procedere con l&#8217;imbottigliamento. Per calcolare la gradazione alcolica della nostra birra si userà la formula seguente:</p>
<p><strong>Alcool = (OG &#8211; FG) : 7,45</strong></p>
<p>E&#8217; vivamente consigliato procedere alla fermentazione secondaria del nostro mosto. Essa consiste nel trasferire il mosto in un secondo fermentatore (ovviamente senza trasferire il fondo) dopo circa 7 giorni di fermentazione nel primario (primo fermentatore) e di far continuare la fermentazione per altri 7 giorni. Per trasferire il mosto va usato un tubo in plastica per alimenti: basta riempirlo di acqua (preferibilmente la stessa usata per la birra e da una bottiglia ancora sigillata) ed immergere un capo nel fermentatore<br />
e l&#8217;altro nel recipiente usato come fermentatore secondario. Si sfrutta in questo modo l&#8217;effetto sifone. Bisogna, tuttavia, evitare di far ossigenare il mosto mentre viene trasferito e pescare lo stesso ad un paio di centimetri dal fondo del fermentatore per evitare il trasferimento dell&#8217;eventuale deposito formatosi. Ultima raccomandazione è quella di non aspirare con la bocca per evitare infezioni al mosto. Tutto questo procedimento serve sia a ridurre il sapore di lievito sia a migliorare le caratteristiche organolettiche della<br />
birra ed anche ad avere un prodotto più limpido. Inoltre non si dovrebbe lasciare il mosto a contatto con le proteine e il lievito esausto (il classico fondo) per più di 10-12 giorni; al contrario con la fermentazione secondaria non ci sono di questi pericoli e si è sicuri di imbottigliare quando la fermentazione sia veramente conclusa.</p>
<p><strong>IMBOTTIGLIAMENTO</strong></p>
<p>Le bottiglie vanno accuratamente lavate, sterilizzate e fatte sgocciolare bene tramite uno scolabottiglie. Con il dosatore in dotazione, versare la quantità necessaria di zucchero nella bottiglia oppure direttamente<br />
nel mosto (5/6 gr. per lt.). Questa fase prende il nome di &#8220;Priming&#8221;. Lo zucchero verrà aggredito dai lieviti disciolti nella birra producendo la tipica schiuma e la CO2. In fase di imbottigliamento la bottiglia va tenuta inclinata facendo scorrere la birra lungo la parete per evitare l&#8217;ossigenazione della stessa. La bottiglia va riempita lasciando 3-4 cm. di vuoto tra il liquido e l&#8217;imboccatura. Tappare immediatamente usando i tappi a corona sterilizzati in precedenza. Una volta tappate, lasciare le bottiglie per 6-7 giorni a 20° per la carbonazione, e in seguito per almeno 15 giorni (meglio un mese) a temperatura di cantina per la maturazione. Per quanto riguarda le birre a bassa fermentazione lasciare le bottiglie a 13° per 10 giorni e successivamente ad una temperatura compresa tra 0°-4° per almeno 2 mesi (é indispensabile, per questa fase, un frigorifero abbastanza capiente). Per la maturazione delle bottiglie è preferibile scegliere un ambiente buio o scarsamente illuminato.</p>
<p>Ma ogni stile di birra ha la propria &#8220;gasatura&#8221;, si va dalle weizen che devono essere molto gasate ad alcune ale inglesi che sono addirittura quasi &#8220;lisce&#8221;. Inoltre se si volesse produrre birre a bassa fermentazione bisogna tenere conto che il mosto prima di essere imbottigliato presenta una percentuale di CO2 disciolta maggiore rispetto ad una birra ad alta fermentazione. Si capisce facilmente che con il misurino avremo per tutti gli stili la stessa gasatura. In alternativa si può far sciogliere una certa quantità di zucchero in poca acqua bollita; travasare il mosto in un secondo fermentatore e versarci la soluzione di acqua e zucchero fatta raffreddare; mescolare dolcemente senza ossigenare il mosto, quindi imbottigliare subito dopo. Qui di seguito riporto i quantitativi di zucchero per alcuni stili birrai (N.B. le quantità si riferiscono a 23 LITRI di birra):</p>
<p>Bitter Inglesi 80/100 gr. 1.8/2 vol CO2</p>
<p>Weizen 180 gr 3 vol CO2</p>
<p>Pils-Lager 120 gr 2.5 vol CO2 (bassa ferm.)</p>
<p>Stout 80/90 gr 1.8 vol CO2</p>
<p>ATTENZIONE: Non eccedere troppo con i quantitativi di zucchero, le bottiglie potrebbero esplodere</p>
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		<title>Degustazione</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 21:21:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[birra]]></category>

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		<description><![CDATA[Per gustare appieno la birra servono soltanto tre semplici strumenti: la vista, l&#8217;olfatto e il palato. La vista per giudicarne colore, schiuma e brillantezza, l&#8217;olfatto per goderne il profumo e il palato per assaporarne il gusto. Per ottenere il massimo da una birra bisogna rispettare tre regole: la scelta del bicchiere più appropriato, il modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per gustare appieno la birra servono soltanto tre semplici strumenti: la vista, l&#8217;olfatto e il palato. La vista per giudicarne colore, schiuma e brillantezza, l&#8217;olfatto per goderne il profumo e il palato per assaporarne il gusto. Per ottenere il massimo da una birra bisogna rispettare tre regole: la scelta del bicchiere più appropriato, il modo in cui la si versa e la temperatura alla quale la si beve. II bicchiere ha il compito di dare piena evidenza alla schiuma che protegge la birra dal contatto con l&#8217;aria. Ciò significa che occorre versare la birra in un bicchiere bagnato e tenuto leggermente inclinato. Inoltre, per evitare la dispersione dell&#8217;aroma e dell&#8217;anidride carbonica, la bottiglia o la lattina vanno stappate al momento del consumo. La scelta dipende dal tipo di birra. Quelle a bassa fermentazione sono caratterizzate da un profumo più delicato e vanno servite fresche. In questo caso il bicchiere ideale è alto e stretto per limitare la superficie esposta al contatto con l&#8217;aria. Quelle ad alta fermentazione vanno invece servite in un bicchiere con il bordo superiore leggermente svasato. È il caso di birre come le doppio malto e le strong ale, che non a caso esigono calici capienti e panciuti, mentre prodotti più impegnativi, come le birre d&#8217;abbazia belghe, vanno addirittura servite in spesse coppe di vetro. Ci sono poi casi in cui anche le birre ad alta fermentazione reclamano un bicchiere lungo e slanciato. Sono quelle di grano, per le quali bicchieri di questo tipo sono in grado di esaltare perlage e profumo.</p>
<p align="center"><strong>TEMPERATURA DI SERVIZIO DELLA BIRRA<br />
</strong></p>
<table border="0" cellspacing="2" cellpadding="4" width="590" align="center">
<tbody>
<tr>
<td>
<p align="center">6° &#8211; 7° C</p>
</td>
<td>
<p align="center">Molto fredde</p>
</td>
<td colspan="3">
<p align="center">le birre tipo light e<br />
le lager più leggere</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="center">7° &#8211; 8° C</p>
</td>
<td>
<p align="center">Fredde</p>
</td>
<td colspan="3">
<p align="center">le weisse, le weizenbier e<br />
le birre alla frutta</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="center">8° &#8211; 10° C</p>
</td>
<td>
<p align="center">Fresche</p>
</td>
<td colspan="3">
<p align="center">pilsner, lager europee, lager scure,<br />
altbier e bière de garde</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="center">10° &#8211; 12° C</p>
</td>
<td>
<p align="center">Temperatura di cantina</p>
</td>
<td colspan="3">
<p align="center">le ale, le stout inglesi e irlandesi e le birre belghe</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="center">12° &#8211; 15° C</p>
</td>
<td>
<p align="center">Temperatura moderata</p>
</td>
<td colspan="3">
<p align="center">le birre più forti e alcoliche, come le strong ale,<br />
le barley wine e le trappiste.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><strong>I BICCHIERI PER DEGUSTARE LA BIRRA<br />
</strong></p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="5" width="590" align="center">
<tbody>
<tr>
<td width="19%">
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/altglas.gif" alt="Altglas" /></p>
</td>
<td width="29%" align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Altglas</strong></p>
<p>vetro sottile e forma cilindrica, per dare il giusto equilibrio alla schiuma. Adatto alle birre Alt.</td>
<td width="19%">
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/balloon.gif" alt="Balloon" /></p>
</td>
<td width="33%" align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Balloon</strong></p>
<p>ha una superficie ampia per favorire lo scambio termico e la forma a chiudere per esaltare la schiuma. Indicato per le birre corpose e robuste come le doppio malto e le Strong Ale.</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/boccale.gif" alt="Boccale" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Boccale</strong></p>
<p>il vetro spesso conserva la temperatura mentre la superficie liscia<br />
evidenzia lo scarso perlage. Adatto alle birre Ales, soprattutto<br />
alle Pale Ales.</td>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/mass.gif" alt="Mass" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Boccale<br />
tedesco (mass)</strong></p>
<p>il vetro è spesso per conservare la freschezza e lavorato per valorizzare il perlage, mentre la forma cilindrica dà un effetto neutro sulla schiuma. Nato per le Märzen e per le Export è considerato il bicchiere universale.</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/caliceachiudere.gif" alt="Calice a chiudere" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Calice<br />
a chiudere</strong></p>
<p>la forma che si restringe verso l&#8217;alto alza la schiuma senza farla<br />
traboccare; il vetro sottile e liscio favorisce la formazione di condensa. Adatto alle delicate Lager e alle Pils.</td>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/calicetulipano.gif" alt="Calice a tulipano" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Calice<br />
a tulipano</strong></p>
<p>di forma svasata esalta il profumo della birra. Valorizza le birre aromatiche come le Belghe d&#8217;Abbazia ma è<br />
adatto anche per le Pilsner.</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/biconico.gif" alt="Bicchiere biconico" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Bicchiere<br />
biconico</strong></p>
<p>la forma, allargata al centro, si restringe sulla bocca. Per le Pils Belghe e per quanti vogliono togliere la schiuma con la spatola.</td>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/conico.gif" alt="Bicchiere conico" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Bicchiere<br />
conico</strong></p>
<p>la forma conica controlla la schiuma. Indicato per le profumate birre danesi.</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/coppa.gif" alt="Coppa" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Coppa</strong></p>
<p>la forma leggermente emisferica abbassa la schiuma ed esalta il<br />
profumo. Per birre aromatiche come le Belghe d&#8217;Abbazia.</td>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/pinta.gif" alt="Pinta" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Pinta</strong></p>
<p>la particolare forma a cono e la dilatazione in prossimità dell&#8217;orlo valorizzano la &#8220;cream&#8221; delle birre Stout.</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/stivale.gif" alt="Stivale" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Stivale</strong></p>
<p>è il bicchiere dell&#8217;iniziazione alle confraternite studentesche<br />
in Germania. E´ infatti un bicchiere difficile da utilizzare per gli inesperti.</td>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/weizenbecher.gif" alt="Weizenbecher" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Weizenbecher</strong></p>
<p>è un bicchiere da mezzo litro che si allarga nella parte<br />
terminale per controllare l&#8217;abbondante schiuma delle birre di grano, le Weizen e Weissbiere.</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/flute.gif" alt="Flute" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Flûte</strong></p>
<p>forma essenziale adatta a birre secche di schiuma abbondante come<br />
le Pils.</td>
<td>
<p align="center"><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/kolschglas.gif" alt="Kolschglas" /></p>
</td>
<td align="center" valign="middle">
<p align="center"><strong>Kölschglas</strong></p>
<p>cilindrico e sottile è il bicchiere più semplice.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		<title>Classificazione</title>
		<link>http://www.powerdesign.it/mondobirra/classificazione-della-birra/</link>
		<comments>http://www.powerdesign.it/mondobirra/classificazione-della-birra/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 10:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[birra]]></category>

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		<description><![CDATA[A differenza delle altre bevande fermentate, il parametro di riferimento principale della birra non riguarda il grado alcolico bensì quello saccarometrico, che indica la quantità di zuccheri espressa in grammi, contenuta in 100 cc di birra prima della sua fermentazione. Bisogna considerare che a 3-4° saccarometrici corrisponde 1° alcolico. In Italia la birre viene suddivisa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A differenza delle altre bevande fermentate, il parametro di riferimento principale della birra non riguarda il grado alcolico bensì quello saccarometrico, che indica la quantità di zuccheri espressa in grammi, contenuta in 100 cc di birra prima della sua fermentazione. Bisogna considerare che a 3-4° saccarometrici corrisponde 1° alcolico. In Italia la birre viene suddivisa in cinque distinte categorie:</p>
<ul>
<li><strong>Birra analcolica (da 3 a 8° saccarometrici ) (da 1 a 2,6% alc.vol.)</strong></li>
<li><strong>Birra light (da 5 a 13° saccarometrici) (da 3,6 a 4,3% alc.vol.)</strong></li>
<li><strong>Birra normale (da 11 a 13° saccarometrici) (da 3,6 a 4,3% alc.vol.)</strong></li>
<li><strong>Birra speciale (da 13 a 15° saccarometrici) (da 4,3 a 5% alc.vol.)</strong></li>
<li><strong>Birra doppio malto (oltre 15° saccarometrici) (oltre 5% alc.vol)</strong></li>
</ul>
<p>Attualmente, però, ci sono paesi che adottano metodi di misurazione della gradazione della birra alternativi. È il caso degli Stati Uniti, dove sull&#8217;etichetta viene indicato il peso dell&#8217;alcol espresso in percentuale. Ma dato che l&#8217;alcol possiede un peso specifico minore rispetto all&#8217;elemento con cui si rapporta, cioè l&#8217;acqua, i valori risultanti sono più bassi di quanto lo sarebbero se lo stesso calcolo prendesse in esame i raffronti volumetrici, che sono quelli comunemente utilizzati per il vino (per esempio, al 3,2% di alcol in peso corrisponde il 4,0% di alcol in volume). Quest&#8217;ultimo sistema è proprio quello adottato dai produttori canadesi e da quelli olandesi, ma, tanto per confondere ancor di più il consumatore, in Gran Bretagna se ne utilizza un altro ancora, basato su una scala a base 1000. Una birra con il 3,2% di alcol in peso e il 4,0% in volume, Oltremanica avrebbe un peso specifico di 1040: dividendo le ultime due cifre per quattro si ottiene un risultato (10) che fornisce la misura approssimativa dei gradi alcolici secondo la &#8220;scala Plato&#8221; (versione perfezionata della &#8220;scala Balling&#8221;, nata in Cecoslovacchia), utilizzata anche in Germania. La birra, in qualità di alcolico, è stata spesso accusata di essere dannosa per la salute: in realtà, in modica quantità, può essere addirittura benefica. Oltre ad essere digestiva e leggermente diuretica, aiuta a preservare sano l’apparato cardiocircolatorio: contiene sostanze che agiscono contro i radicali liberi, riconosciuti tra le possibili cause di arteriosclerosi e malattie cardiovascolari. Con 2 bicchieri di birra si coprono la metà del nostro fabbisogno di vitamine PP e un quarto del fabbisogno di vitamine B6 e B9. Dunque, è il consumo eccessivo ad essere sconsigliato. Inoltre, di frequente si accusa la birra di fare ingrassare: nulla di più falso! A parità di quantità (100 ml), infatti, contiene meno calorie di altre bevande: il Whiskey contiene 252 Kcal, il vino 100 Kcal, il latte intero 65 Kcal, il succo di frutta 50 Kcal, mentre la birra solo 45 Kcal!</p>
<table border="0" width="585" align="center">
<tbody>
<tr>
<td colspan="3" height="33">
<p align="center"><strong>Le gradazioni della birra</strong></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="309"><strong>Tipologia</strong></td>
<td width="130"><strong>Alcol in peso</strong></td>
<td width="137"><strong>Alcol in volume</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Berliner weisse</td>
<td width="130">2 &#8211; 2,5</td>
<td width="137">2,5 &#8211; 3</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Mild britanniche</td>
<td width="130">2 &#8211; 3</td>
<td width="137">2,5 &#8211; 3,75</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Chiare statunitensi</td>
<td width="130">2,3 &#8211; 3,2</td>
<td width="137">2,8 &#8211; 4</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Lager normali britanniche</td>
<td width="130">2,6 &#8211; 3,2</td>
<td width="137">3,2 &#8211; 3,9</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Bitter normali britanniche</td>
<td width="130">2,8 &#8211; 3,2</td>
<td width="137">3,5 &#8211; 4</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Porter e stout normali</td>
<td width="130">2,8 &#8211; 3,2</td>
<td width="137">3,5 &#8211; 4</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Lager statunitensi</td>
<td width="130">3,2 &#8211; 3,9</td>
<td width="137">4 &#8211; 4,8</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Lager premium britanniche</td>
<td width="130">3,2 &#8211; 3,9</td>
<td width="137">4 &#8211; 4,8</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Bitter speciali britanniche</td>
<td width="130">3,2 &#8211; 3,9</td>
<td width="137">4 &#8211; 4,8</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Lager europee</td>
<td width="130">3,7 &#8211; 4,3</td>
<td width="137">4,6 &#8211; 5,6</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Ale normali belghe</td>
<td width="130">3,7 &#8211; 4,3</td>
<td width="137">4,6 &#8211; 5,6</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Lambic</td>
<td width="130">3,7 &#8211; 4,3</td>
<td width="137">4,6 &#8211; 5,6</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Lager e ale canadesi</td>
<td width="130">4</td>
<td width="137">5</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Birre di grano</td>
<td width="130">3,9 &#8211; 4,1</td>
<td width="137">5 &#8211; 5,25</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Ale statunitensi</td>
<td width="130">4,25 &#8211; 4,5</td>
<td width="137">5,3 &#8211; 5,6</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Pale ale premium</td>
<td width="130">4,25 &#8211; 4,5</td>
<td width="137">5,3 &#8211; 5,6</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Marzenbier tedesche</td>
<td width="130">4,4 &#8211; 4,6</td>
<td width="137">5,5 &#8211; 5,7</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Malt liquor, stout d&#8217;esportazione</td>
<td width="130">4,4 &#8211; 5,9</td>
<td width="137">5,5 &#8211; 7,4</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Old britanniche, ale speciali</td>
<td width="130">4,4 &#8211; 5,9</td>
<td width="137">5,5 &#8211; 7,4</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Bock tedesche</td>
<td width="130">5,3 &#8211; 5,5</td>
<td width="137">6,7 &#8211; 7,25</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Doppelbock normali tedesche</td>
<td width="130">5,4 &#8211; 7</td>
<td width="137">6,8 &#8211; 8,75</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Lager extra forti</td>
<td width="130">5,4 &#8211; 7</td>
<td width="137">6,8 &#8211; 8,75</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Barley wine normali, porter</td>
<td width="130">4,8 &#8211; 8,8</td>
<td width="137">6,0 &#8211; 11</td>
</tr>
<tr>
<td width="309">Imperial baltiche e stout tropicali</td>
<td width="130">4,8 &#8211; 8,8</td>
<td width="137">6,0 &#8211; 11</td>
</tr>
<tr>
<td width="309" height="18">Birre speciali</td>
<td width="130">10 &#8211; 12</td>
<td width="137">12,5 &#8211; 15</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La produzione</title>
		<link>http://www.powerdesign.it/mondobirra/processo-produttivo-della-birra/</link>
		<comments>http://www.powerdesign.it/mondobirra/processo-produttivo-della-birra/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 10:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[birra]]></category>

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		<description><![CDATA[La germinazione dell&#8217;orzo
Per produrre il malto, prima di tutto si fanno germogliare i chicchi d&#8217;orzo mettendoli a bagno in acqua, consentendo in tal modo lo sviluppo degli enzimi che permetteranno poi di trasformare l&#8217;amido in essi contenuto in zuccheri solubili in acqua. A tale scopo, passata la prima mezza giornata, i semi sono prelevati dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Spiga d’orzo" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/spigaorzo.gif" alt="Spiga d’orzo" hspace="2" vspace="2" align="left" /><strong>La germinazione dell&#8217;orzo</strong><br />
Per produrre il malto, prima di tutto si fanno germogliare i chicchi d&#8217;orzo mettendoli a bagno in acqua, consentendo in tal modo lo sviluppo degli enzimi che permetteranno poi di trasformare l&#8217;amido in essi contenuto in zuccheri solubili in acqua. A tale scopo, passata la prima mezza giornata, i semi sono prelevati dalle vasche e posti all&#8217;aria per un intervallo che varia tra le sei e le dodici ore, quindi di nuovo immersi per altre ventiquattrore. In seguito l&#8217;orzo viene adagiato in piani di germinazione e lasciato a riposo per 5-6 giorni, nel corso dei quali i semi iniziano a germogliare e crescere. È in questa fase che gli amidi si trasformano in maltosio (destinato nel prosieguo della fermentazione a diventare alcol e anidride carbonica) e destrine, il cui compito è quello di completare il sapore della futura birra.</p>
<p><strong>L&#8217;essiccazione del malto</strong><br />
I graticci sui cui i chicchi germinano sono concepiti per garantire un&#8217;areazione adeguata, indispensabile per una crescita omogenea. Quando i germogli misurano tre quarti della lunghezza del chicco, si effettua il blocco della germinazione, affinchè gli zuccheri appena creati, indispensabili per la trasformazione in alcol, non vadano dispersi. Il malto verde così ottenuto viene essiccato in appositi forni per due giorni: le diverse modalità con cui può essere effettuato questo processo danno origine a vari tipi di malto di diverso colore, in grado di conferire un carattere particolare al prodotto finito. Quello più scuro, infatti, avrà delle nette note tostate, mentre il più chiaro offrirà una gamma di sapori freschi e vegetali. Dopo questa operazione, i chicchi diventano croccanti e assumono un gradevole sapore, tanto che li si utilizza, oltre che per produrre la birra, anche per realizzare altre bevande (per esempio il whisky di malto), nonché biscotti e cereali per la prima colazione.</p>
<p><img title="Orzo" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/orzo.jpg" alt="Orzo" hspace="2" vspace="2" align="left" /><strong>Il procedimento di &#8220;ammostatura&#8221;<br />
</strong>Successivamente l&#8217;orzo maltato è introdotto in una macchina molitoria che lo riduce in una farina grossolana, poi diluita in acqua calda. La miscela così ottenuta, denominata mash, viene immessa in una caldaia e mescolata al fine di ottenere un insieme omogeneo che, successivamente chiarificato, dà luogo al cosiddetto &#8220;mosto&#8221;. Quest&#8217;ultimo è poi immesso in un&#8217;altra caldaia, dove viene aggiunto il luppolo. II tutto viene portato a ebollizione e &#8220;scremato&#8221; delle parti solide e delle proteine in eccesso. Raffreddata e posta in vasche, la miscela è pronta per la fermentazione, innescata dall&#8217;immissione del lievito.</p>
<p><img title="Operaio in birreria" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/operaio.jpg" alt="Operaio in birreria" hspace="2" vspace="2" align="left" /><strong>Vari tipi di malto</strong><br />
Il processo di essiccamento del malto ne determina il carattere: per esempio, se la temperatura di lavorazione adottata risulta elevata, il malto si presenta più scuro e dal sapore deciso. Di fronte a tante variabili entrano in gioco l&#8217;abilità e l&#8217;esperienza del mastro birraio, grazie alle quali è possibile proporre in commercio bevande caratterizzate ognuna proprio dall&#8217;oculata miscela dei vari tipi di malto.</p>
<p>Malto chiaro: si ottiene essiccando l&#8217;orzo in forno per circa quarantotto ore a temperature lentamente crescenti (dai 35 ai 42 °C). Impiegato per realizzare la maggior parte delle birre, spesso unendo piccole quantità di malti diversi, è l&#8217;ideale per le ale chiare e per le pilsner.</p>
<p>Malto ambrato e malto scuro: questi due tipi di malto si ottengono sottoponendo l&#8217;orzo a un processo di essiccazione che prevede temperature molto più elevate del precedente (fino a 85 °C). Nell&#8217;Europa continentale viene prodotto con questo sistema il malto tipo &#8220;Vienna&#8221;, che dona alla birra una caratteristica colorazione rossiccia.</p>
<p>Malto cristallino:si ottiene alzando rpentinamente la temperatura del forno (da 40 a 100 °C). In questo modo la buccia dell&#8217;orzo si secca, mentre al suo in terno si forma un nucleo duro, zuccheroso e dall&#8217;aspetto di cristallo, che conferisce alla birra un gusto corposo e dolce. Le varietà più scure sono chiamate &#8220;malto caramello&#8221;, quelle più chiare &#8220;malto carapils&#8221;.</p>
<p>Malto colorante: si ottiene essiccando l&#8217;orzo a una temperatura costante di circa 200 °C. Il suo impiego porta alla produzione di birre scure, che racchiudono una complessa combinazione di sapori affumicati.</p>
<p>Malto nero: si ottiene essiccando l&#8217;orzo al limite della bruciatura. Le birre si presentano estremamente scure e con sapori tendenzialmente molto amari: per tale ragione i produttori lo usano con una certa parsimonia nelle porter e nelle stout, in quanto per apprezzarne il gusto occorrono dei palati esercitati.</p>
<p><img title="Mash" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/mash.jpg" alt="Mash" hspace="2" vspace="2" align="left" /><strong>Il processo di amilasi</strong><br />
Il malto d&#8217;orzo viene trasportato dalle malterie alle fabbriche di birra, dove viene stivato in silos. Quindi, dopo essere stato introdotto in una macchina molitoria che lo riduce in farina grossolana, viene miscelato con acqua calda (il rapporto è di 200/400 litri di acqua per ogni quintale di malto) e una piccola quantità macinata di riso o di mais e immesso in una caldaia, in cui viene mescolato perché acquisti omogeneità. Questa soluzione viene portata a ebollizione per rompere la membrana dell&#8217;amido, poi pompata in un tino in cui si trova un impasto ricco di enzimi. Questa fase, denominata amilasi, avviene a una temperatura di 63 °C, dura circa trenta minuti e trasforma l&#8217;amido in destrine e maltosio: le prime danno alla birra il tipico gusto &#8220;pieno&#8221;, mentre il secondo fermenta. Il mosto viene poi fltrato e separato dalle trebbie, ovvero dalle scorze del malto d&#8217;orzo, che vengono riciclate come alimento per il bestiame.<br />
Anche le acque che vengono utilizzate per il lavaggio delle trebbie possono servire per produrre birra, dando tuttavia un prodotto finito di scarso valore.</p>
<p><img title="Caldaia" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/caldaia.jpg" alt="Caldaia" hspace="2" vspace="2" align="left" /><strong>Caratterizzare una birra</strong><br />
Una volta filtrato, il mosto viene bollito una seconda volta per circa un&#8217;ora e mezzo/due ore: è il momento in cui le proteine coagulano e precipitano, mentre gli enzimi vengono disattivati e il liquido si sterilizza e si concentra. Nella caldaia di cottura avviene l&#8217;ultima fase della lavorazione del mosto, che vede entrare in gioco l&#8217;elemento amaricante, ovvero il luppolo, che viene introdotto in quantità variabile fra i 200 e i 600 grammi per ettolitro. Oltre a donargli il caratteristico aroma, il luppolo chiarifica la birra, rallenta la riproduzione dei batteri (per una conservazione ottimale) e migliora la stabilità della spuma. In questa fase della lavorazione ulteriori accorgimenti daranno alla futura bevanda i suoi caratteri identificativi: chiara o scura, forte o leggera, dolce o amara, pastosa o secca. Dopo una breve decantazione, necessaria all&#8217;eliminazione di sostanze (come le proteine e il luppolo) in grado di alterare la trasparenza della birra, finalmente dalla caldaia di cottura esce il mosto bollente, posto a raffreddare fino a raggiungere la temperatura di fermentazione, che varia, a seconda del tipo di birra, fra i 5 e i 20 °C. Conclusa la cottura, il mosto si appresta ad abbandonare quello che viene considerato il &#8220;cuore&#8221; della birreria, ovvero i locali che ospitano le grandi caldaie di rame, metallo che vanta un eccellente conducibilità di calore e il pregio di ossidarsi con estrema lentezza. Dopo che, raffreddandosi, la sua temperatura ha raggiunto quella ambientale, il mosto viene immesso nel serbatoio in cui avviene la fermentazione, che prevede due fasi distinte: la fermentazione principale e quella secondaria (o maturazione). Riguardo la prima, protagonista assoluto è il lievito, che esplica al meglio la sua azione in presenza di ossigeno, che viene appunto insufflato nel serbatoio. Il lievito è costituito da microscopici funghi unicellulari ricchi di vitamine ed enzimi. Essi trasformano gli zuccheri e gli aminoacidi presenti nel mosto in alcol, anidride carbonica e sostanze aromatiche, e dunque in birra.</p>
<p><img title="Lievito per birra" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/lieviti.jpg" alt="Lievito per birra" hspace="2" vspace="2" align="left" /><strong>La fermentazione</strong><br />
Nella fase appena descritta si determinano così le due grandi e diverse &#8220;categorie&#8221; di birra: quelle a bassa e quelle ad alta fermentazione. All&#8217;avvio del processo, all&#8217;interno di ogni singola cellula di lievito vengono creati gli enzimi necessari all&#8217;assimilazione e conversione del mosto: questa fase ha una durata di ore variabile e, se l&#8217;ossigenazione risulta corretta, si raggiunge una concentrazione di 45-50 milioni di cellule di lievito per millilitro. Quando la quantità di mosto &#8220;vergine&#8221; inizia a scarseggiare, il lievito inizia a sedimentarsi: alla fine della fermentazione, infatti, soltanto pochi milioni delle sue cellule per millilitro rimangono in sospensione in quella che a tutto diritto si può ormai già considerare come birra. Spetta al mastro birraio la scelta del lievito più adatto alla creazione di ogni specifica qualità di birra. Sinteticamente sono di seguito descritti i procedimenti che conducono alla realizzazione di birre ad alta e a bassa fermentazione.</p>
<p><img title="Luppolo" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/luppolo.jpg" alt="Luppolo" hspace="2" vspace="2" align="left" /><strong>Alta fermentazione</strong>: è sviluppata dal ceppo fungino Sczccharomyces cerevisiae, che svolge il suo ruolo tra i 16 e i 23 °C. Dato che i processi di fermentazione sono favoriti dal calore, in questo caso l&#8217;azione del lievito è estremamente rapida, potendo durare anche soltanto tre-quattro giorni, ma i produttori più esigenti preferiscono che si prolunghi fino a otto giorni. Una volta sedimentato, il lievito viene recuperato con schiumature progressive. Le birre che si ottengono con questo metodo sanno esprimere sapori e aromi particolarmente intensi.</p>
<p><strong>Bassa fermentazione</strong>: è sviluppata dal ceppo fungino Saccharomgces Carlsbergensis, che svolge il suo ruolo tra i 5 e gli 8 °C. Nel caso vengano superati i 10 °C, si corre il rischio di conferire al prodotto un gusto sgradevole. Verso la fine del processo di fermentazione, che può durare fino a due settimane, questo lievito tende a scindersi in fiocchi che salgono verso la superficie e in cellule di sfaldamento, entrambi recuperati con schiumature progressive. Le birre a bassa fermentazione hanno generalmente un gusto pulito e sono leggere e fragranti.</p>
<p><img title="Mastro birraio al lavoro" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/mastrobirraio.jpg" alt="Mastro birraio al lavoro" hspace="2" vspace="2" align="left" />Giunta a compimento la fermentazione primaria, la birra viene travasata in un serbatoio in cui avverrà la fermentazione secondaria, ovvero una stagionatura, di durata variabile fra le quattro e le sei settimane, che conclude la &#8220;maturazione&#8221; della bevanda in modo naturale. In questa fase, infatti, i suoi vari componenti si armonizzano e si affinano ed essa acquisisce il suo caratteristico sapore. I processi fin qui descritti possono avvenire in grandi vasche aperte, ospitate in stanzoni sterili, o, negli stabilimenti più moderni, all&#8217;interno di serbatoi metallici chiusi ermeticamente (in acciaio, rame o alluminio), per evitare eventuali contatti con i microrganismi presenti nell&#8217;ambiente. Nel corso della stagionatura si ha una ulteriore decantazione del lievito e certi componenti della birra (per esempio, i tannini e le proteine) tendono a combinarsi tra loro formando molecole molto complesse, spesso abbastanza pesanti da precipitare sul fondo. Si può quindi affermare che avviene una sorta di &#8220;chiarificazione&#8221; naturale della bevanda, che contribuisce alla sua futura stabilità chimica.<br />
<img title="Fase di imbottigliamento" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/imbottigliamento.jpg" alt="Fase di imbottigliamento" hspace="2" vspace="2" align="left" /> A questo punto, mentre alcune delle classiche birre ad alta fermentazione proseguono la loro maturazione in fusti o in bottiglie, la maggior parte delle altre viene sottoposta a un passaggio finale mediante progressive operazioni di filtraggio, che hanno lo scopo di eliminare tutto il lievito rimasto ancora in sospensione e di separare le sostanze le cui molecole superano una certa dimensione per ottenere un prodotto limpido e con un basso livello di torbidità. Il processo include tre diversi tipi di interventi di &#8220;pulizia&#8221;: il primo consiste in un&#8217;azione detergente che elimina particelle, come i flocculi di lievito, rimaste a galleggiare nella bevanda superficialmente. In un secondo tempo la stessa operazione viene condotta in profondità, nei confronti di componenti più pesanti. Entra infine in gioco un elemento &#8220;assorbente&#8221;, la farina fossile, costituita da microscopici resti di organismi marini (le diatomee), che agisce <img title="Altra fase dell’imbottigliamento" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/imbottigliamento2.jpg" alt="Altra fase dell’imbottigliamento" hspace="2" vspace="2" align="left" />attraverso un fenomeno di natura chimicofisica: essa, infatti, possiede una carica elettrica positiva, mentre i solidi ancora sospesi nella birra hanno una carica elettrica negativa. Quello che ne risulta è una attrazione reciproca che tende a far convergere sulla farina fossile i restanti &#8220;torbidi&#8221;, anche se questi ultimi fossero così piccoli da sfuggire alle precedenti operazioni di filtraggio. Conclusi tutti questi passaggi, la birra è finalmente limpida, brillante e pronta al consumo, che tuttavia non sempre può avvenire in breve tempo. Per questo è necessaria un&#8217;ulteriore fase di stabilizzazione, per garantire l&#8217;inalterabilità del prodotto durante il periodo di permanenza nei depositi e poi fino alla sua data di scadenza.</p>
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		<title>Materie prime</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 09:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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La birra nasce dalla combinazione di quattro semplici elementi:
- Acqua
- Orzo
- Luppolo
- Lievito
Questo cio&#8217; che serve per fare dell&#8217;ottima birra. Vediamo nello specifico i vari ingredienti.
Acqua
Non un caso che le birre pi famose del mondo debbano la loro originalità proprio al tipo di acqua con la quale sono prodotte. E&#8217; proprio l&#8217;acqua a caratterizzare e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/materieprime.gif" alt="Materie prime per la produzione della birra" /></p>
<p>La birra nasce dalla combinazione di quattro semplici elementi:</p>
<p>- Acqua<br />
- Orzo<br />
- Luppolo<br />
- Lievito</p>
<p>Questo cio&#8217; che serve per fare dell&#8217;ottima birra. Vediamo nello specifico i vari ingredienti.</p>
<p><strong>Acqua</strong></p>
<p>Non un caso che le birre pi famose del mondo debbano la loro originalità proprio al tipo di acqua con la quale sono prodotte. E&#8217; proprio l&#8217;acqua a caratterizzare e rendere unica la birra; la sua presenza nella bevanda oscilla tra il 90 e il 93%.</p>
<p><strong>Orzo</strong></p>
<p>E&#8217; il cereale piu&#8217; usato per la produzione di birra, viene posto a macerare in acqua fino alla germinazione, ovvero fino alla crescita di piccole radichette su ognuno dei chicchi . Questo processo viene controllato dal mastro birraio al fine di produrre birre di diversa qualità. L&#8217;orzo germogliato viene quindi essicato e macinato fino ad essere ridotto ad una polvere finissima. Esistono diverse varietà di questo cereale, ma le più usate per la produzione di birra sono essenzialmente tre: distico, tetrastico ed esastico. Ogni spiga formata da una serie di nodi (rachidi), ciascuno dei quali sostiene sei fiori. I fiori producono i chicchi. L&#8217;orzo si dice distico quando vengono resi fertili due fiori che danno cos vita, sulle rachidi, a due chicchi; tetrastico quando i fiori e i chicchi sono quattro; esastico quando sono sei. La tipologia distica quella preferita dai mastri birrai in quanto i due chicchi crescono con più regolarità e in misura maggiore rispetto rispetto a quattro o a sei.</p>
<p><strong>Luppolo</strong></p>
<p>E&#8217; una grande pianta rampicante della famiglia delle orticacee. Per la produzione di birra servono le piante femmine i cui fiori contengono la luppolina, una polvere giallo-bruna, dall&#8217;odore forte e dal sapore amaro. Il luppolo conferisce alla birra il gusto di amaro piu&#8217; o meno accentuato a seconda della qualità e quantità. Inoltre da alla birra la stabilità della schiuma e aiuta il processo di chiarificazione. Se il malto è il corpo, il luppolo è l&#8217;anima della birra, l&#8217;elemento che da alla birra la propria personalità.</p>
<p><strong>Lievito</strong></p>
<p>E&#8217; un microorganismo, una cellula vivente. E&#8217; un fungo di pochi millesimi di millimetro. In particolare si nutre degli zuccheri e produce alcol etilico e anidride carbonica. Senza di esso, la fermentazione della birra<br />
non sarebbe possibile. Oggi vengono usate due grandi famiglie di lieviti:<br />
<strong>Saccharomyces Cervisiae</strong> (usato per le birre ad alta fermentazione, lavora tra i 16 e i 23 C) e <strong>Saccharomyces Carlsbergensis</strong> (usato per birre a bassa fermentazione, agisce tra i 5 e gli 8 C). Da notare che esistono tipi di birre a fermentazione spontanea che non necessitano di lievito, fatte con il frumento (le lambic, le gueze, la kriek e la frambozen).</p>
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		<title>Le origini</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Sep 2007 15:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La birra e&#8217; la bevanda più antica e più diffusa sul nostro pianeta. Non si conosce precisamente dove sia nata la prima birra, le sue origini si perdono nella notte dei tempi e coincidono con quelle dell&#8217;umanità: c’è chi parla di Mesopotamia, chi di Egitto, chi di isole Orcadi, chi addirittura di Malta. Ciò non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="I Babilonesi Birra nel passato" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/storiababilonesi1.gif" alt="I Babilonesi" width="193" height="139" align="left" />La <strong>birra</strong> e&#8217; la bevanda più antica e più diffusa sul nostro pianeta. Non si conosce precisamente dove sia nata la prima <strong>birra</strong>, <strong>le sue origini</strong> si perdono nella notte dei tempi e coincidono con quelle dell&#8217;umanità: c’è chi parla di Mesopotamia, chi di Egitto, chi di isole Orcadi, chi addirittura di Malta. Ciò non è importante, poiché è assai verosimile che il fenomeno della fermentazione sia stato scoperto casualmente in diverse parti del mondo più o meno nello stesso periodo. La prima prova di una sua produzione risale a 5000 anni fa, in Asia, tra i Sumeri. Cinquecento anni dopo, nella fascia di territorio compreso tra i fiumi Tigri ed Eufrate, una tavoletta assira non solo nomina esplicitamente la <strong>birra</strong> ma addirittura il mestiere di <strong>birraio</strong>. Quindi la strada della birra passò per il Medio Oriente. La materia prima del birraio era costituita da dei pani d&#8217;orzo germinati e cotti; bisognava sbriciolarli e aggiungere acqua per ottenere il malto che avrebbe dato vita ad una fermentazione alcolica e quindi alla birra. In quel periodo già esistevano diverse tipologie di birre: birre scure, chiare, rosse, forti, dolci e aromatiche. Inoltre si usavano nomi diversi per indicare birre prodotte con cereali differenti: le sikaru erano d’orzo, le Kurunnu di spelta. <img title="I Sumeri e la birra" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/storiasumeri.gif" alt="I Sumeri" width="200" height="189" align="right" />Pare che fossero addirittura venti le qualità di birra disponibili sul mercato di Babilonia, la più ricca città dell’antica Mesopotamia, anche se quelle più diffuse eranoquattro: bi-se-bar, una comune<strong> birra d’orzo</strong>, bi-gig, una birra scura normale, bi-gig-dug-ga, una birra scura di elevata qualità, e bi-kal, il prodotto migliore. La birra aveva anche un significato religioso e rituale, infattiveniva bevuta durante i funerali per celebrare le virtù del defunto e veniva offerta alla divinità per garantire un tranquillo riposo al trapassato. Si dice che la dea della vita Ishtar, divinità di primissimo piano nel pantheon assiro-babilonese, traesse la sua potenza proprio dalla birra. Analoga importanza aveva la birra in Antico Egitto; lo &#8220;zithum&#8221;, ovvero la birra, era la loro bevanda nazionale. Era una birra dal gusto forte (pare 12° alcolici) che aromatizzavano con i lupini. Fin dall’infanzia si abituavano i sudditi dei faraoni a bere questa bevanda, considerataanche alimento e medicina. Interessante l’uso di somministrare ai bambini birra a bassa gradazione o diluita con acqua e miele durante lo svezzamento, quando le madri non avevano latte. Anche i Greci conoscevano e apprezzavano la birra, ne consumavano parecchia, soprattutto in occasionedelle feste in onore di Demetra, dea delle messi. In Italia furono gli Etruschi i primi a <strong>bere</strong> e <strong>produrre birra</strong> contagiando anche i Romani; ragguardevoli personaggi della loro società diventarono accaniti sostenitori della birra, come ad esempio Agricola, governatore della Britannia, che una volta tornato a Roma nell’83 dopo Cristo si portò tre mastribirrai da Glevum (l’odierna Gloucester) e aprì il primo &#8220;pub&#8221; della nostra Penisola. Tra i cosiddetti popoli barbarici si trovavano i più strenui bevitori di birra, i Germani e i Celti. I Celti si erano stanziati principalmente in Gallia e in Britannia, ma la loro straordinaria civiltà, venne sviluppata principalmente nella verde Irlanda. Infatti la nascita del popolo irlandese è dovuta, seconda una leggenda, ai Fomoriani, creature mostruose dal becco aguzzo e dalle gambe umanoidi, che avevano la potenza e l’immortalità grazie al segreto della fabbricazione della birra, che fu loro sottratto dall’eroe di Mag Meld, una specie di Promoteo irlandese. <img title="Bevitore di birra" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/storiabevitore.gif" alt="Bevitore di birra" hspace="2" vspace="2" align="left" />Il Medioevo vide la birra protagonista soprattutto per merito dei monasteri, che operarono un decisivo salto di qualità nella produzione della bevanda introducendo anche alcuni nuovi ingredienti, tra i quali il luppolo. Prima della sua diffusione, infatti, le birre venivano aromatizzate con erbe, spezie, bacche e cortecce d&#8217;albero. L&#8217;infiorescenza di luppolo presenta delle ghiandole che producono un liquido giallo e appiccicoso, dal caratteristico sapore amaro e aromatico, che svolge anche una azione antisettica e conservante nella birra e che la rende anche più limpida. <strong>La più antica &#8220;birreria&#8221;</strong> monastica è quella della abbazia di Weihehstephan, nei pressi di Monaco di Baviera, costruita nel 724. Anche le suore avevano tra i loro compiti manuali quello di fabbricare la birra, che in parte destinavano al consumo dei malati e dei pellegrini. Anche in Gran Bretagna la birra, chiamata ale, venne usata nelle feste come Church-Ale, prodotta dalle massaie inglesi e messa a disposizione delle feste parrocchiali, dove veniva venduta e il ricavato era un contributoper la manutenzione di chiese e conventi britannici. In Inghilterra la birra diventò bevanda nazionale in quanto l’acqua usata per la sua produzione veniva bollita e sterilizzata. Ciò rappresentava una garanzia in un periodoin cui l’acqua era spesso infetta. Soltanto dopo il Rinascimento questa piaga cessò. Una curiosità: in Inghilterra il luppolo venne introdotto assai tardi nella birra nazionale, che continuò a chiamarsi ale, in contrapposizione dei prodotti continentali luppolati, detti beer. Nel 1516 in Baviera venne promulgato il Reinheitsgebot, l&#8217;editto sulla purezza. Per legge venne stabilito che la birra poteva essere prodotta solamente con malto d&#8217;orzo, acqua e luppolo, bandito qualsiasi altro ingrediente: una legge che è tuttora attuale in Germania. <img title="Lavorazione della birra" src="http://www.powerdesign.it/mondobirra/wp-content/uploads/2007/09/storiastatua.gif" alt="Lavorazione della birra" hspace="2" vspace="2" align="left" />Nei tre secoli dopo la scoperta dell’America in tutta l’Europa andarono sviluppandosi numerose tipologie birrarie, tutte basate sull’unico sistema di fermentazione allora conosciuto, la alta. Verso la metà del secolo scorso però furono eseguiti studi specifici sul lievito e il loro risultato fu la produzione della birra a bassa fermentazione, che oggi è di gran lunga il più praticato nel mondo. Esso si giova di temperature più basse per fermentare, quindi usa impianti produttivi tecnologicamente assai più avanzati che in passato. Infine viene usato un lievito diverso rispetto alle birre tradizionali, il cosiddetto Saccharomyces carlsbergensis, che prende il nome dalla birreria danese che per prima ne isolò il ceppo. Oggi la grande industria si è appropriata della quasi totalità della produzione di birra, tendendo a portarla verso una standardizzazione del prodotto. Ciò ha portato alla voglia di riscoprire i &#8220;vecchi sapori&#8221;. Ecco allora che si è assistito, soprattutto in questi ultimi anni, al revival di molti <strong>stili della birra</strong> ormai dimenticati e sono sorte moltissime &#8220;<strong>breweries</strong>&#8220;, piccole fabbriche con pub annesso per la degustazione, che producono birre dalle caratteristiche molto personali.</p>
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		<title>Le tipologie</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 22:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ALE
birre che risaltano per il sapore fruttato dovuto alla fermentazione a temperature moderatamente elevate. Hanno colore e gradazione vari. La tipologia Ale raggruppa diverse varietà caratterizzate da colore, sapore e gradazione alcolica diversi (bitter, brown, light, mild, old, pale, real, scotch, strong). Le Ale belga si presentano molto più alcoliche e con imponente schiuma bianca.
ALT, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ALE</strong><br />
birre che risaltano per il sapore fruttato dovuto alla fermentazione a temperature moderatamente elevate. Hanno colore e gradazione vari. La tipologia Ale raggruppa diverse varietà caratterizzate da colore, sapore e gradazione alcolica diversi (bitter, brown, light, mild, old, pale, real, scotch, strong). Le Ale belga si presentano molto più alcoliche e con imponente schiuma bianca.</p>
<p><strong>ALT, ALTBIERE</strong><br />
in tedesco significa antico. Tipo di birra tradizionale tedesca prodotta in Renania e in Westfalia secondo l&#8217;antico sistema dell&#8217;alta fermentazione. Di colore ramato tendente allo scuro, con spuma modesta e poco compatta, sapore aromatico di luppolo. Tenore alcolico: 4°-5°; temperatura di servizio: 8°-10° C. La loro patria è la città di Düsseldorf.</p>
<p><strong>BARLEY WINE</strong><br />
termine inglese per designare una ale molto forte. Ha un colore molto scuro, spuma leggera, aroma fruttato. Gradazione alcolica circa 11 °C. Si serve a temperatura di cantina 12 °C..</p>
<p><strong>BERLINER WEISSE</strong><br />
birra di grano piacevolmente acida, a bassa gradazione, prodotta a Berlino. E&#8217; ideale d&#8217;estate, servita fresca (7-10 ° C) e corretta con sciroppo di lampone.</p>
<p><strong>BIÈRE DE GARDE</strong><br />
tipo di birra prodotto in Francia, in particolare nel nord-ovest, fatta maturare in botti o tini di legno in modo da conseguire colore a aroma tipici. Appartiene alla famiglia delle ALE, spuma leggera e poco persistente, di gradazione medio-alta, fruttata, ottima con i formaggi piccanti o alle erbe. Si serve a temperatura di cantina (10-13 °C).</p>
<p><strong>BIÈRE BLANCHE/WITBIER/BIRRA BIANCA</strong><br />
birra a base di frumento che viene prodotta in Belgio. E’ leggermente acidula, di color bianco lattiginoso. Assai rinfrescante e digestiva, con particolarità aromatiche dovute all’aggiunta di coriandolo e curaçao. Si serve leggermente fredda in calici a chiudere per esaltarne la schiuma.</p>
<p><strong>BIRRA LIGHT</strong><br />
birra americana ipocalorica, versione annacquata della pilsener. Si serve a 7° C come bevanda rinfrescante.</p>
<p><strong>BIRRA SCURA</strong><br />
termine utilizzato prevalentemente per le birre scure di Monaco di Baviera. In Italia si indicano con il termine scure tutte le birre il cui colore va dall&#8217;ambra carico al nero.</p>
<p><strong>BITTER ALE</strong><br />
Ale secca di tipo britannico, servita spesso alla spina nei pub. Queste birre sono povere di anidride carbonica e presentano un profumo leggero ed aromatico, mentre il gusto denota la presenza del luppolo inglese con delicato sapore di malto. Non sono sempre cosi&#8217; amare come il nome potrebbe suggerire. Il colore varia dal bronzo al rame intenso e possiedono una discreta densita&#8217;. La gradazione alcolica varia dal 3% al 5% vol. Va bevuta a circa 12-13 °C.</p>
<p><strong>BITTER STOUT</strong><br />
fabbricata con forti quantità di malto tostato, ha un forte aroma, un colore scuro ed è la più amara della famiglia delle Stout britanniche.</p>
<p><strong>BOCK<br />
</strong>tipo di birra tedesca a bassa fermentazione, forte, ottima per riscaldarsi a fine inverno. Di colore vario, si serve a non meno di 9 °C in un boccale di ceramica (krug). Di colore variabile dall&#8217;ambrato chiaro al bruno scuro, ha spuma compatta, profumo maltato e sapore pieno (5,5°). La versione olandese (bok) è più scura e più aromatica. Da consumare preferibilmente a temperatura di cantina, in modo da poterne apprezzare il gusto e gli aromi.</p>
<p><strong>BROWN ALE</strong><br />
birra ad alta fermentazione tipica dell&#8217;Inghilterra e&#8217; solitamente scura, dolciastra. Alcune presentano un piacevole gusto di nocciola (Nut Ale). E&#8217; prodotta con acqua solitamente piu&#8217; dolce di quella usata per le altre birre. Esiste anche quella prodotta negli Stati Uniti che a differenza di quella inglese ha un gusto amaro, dovuto al luppolo molto forte tipico americano. In Gran Bretagna ne esistono due tipi, che differiscono per il grado di dolcezza. Entrambi sposano bene dolci e noci. E&#8217; presente in versione dolce-amara anche in Belgio, prodotta nei pressi di Oudenarde. Gradazione alcolica 3,5-5,5% vol.</p>
<p><strong>BUOZA</strong><br />
Birra africana a fermentazione spontanea.</p>
<p><strong>CASSIS</strong><br />
lambic belga di frumento e malto d’orzo aromatizzata al ribes nero.</p>
<p><strong>CHAMPAGNE</strong><br />
definizione usata per identificare birre molto ricche di gas carbonico e perciò particolarmente gassate (lo stesso effetto viene ora ottenuto con l&#8217;inserimento nelle lattine di capsule di carboazoto che a contatto con l&#8217;aria si attivano producendo l&#8217;effetto spina).</p>
<p><strong>CREAM ALE</strong><br />
ale a bassa gradazione, dolciastra e dorata, fabbricata negli Stati Uniti. Si serve a 7-10 °C.</p>
<p><strong>D&#8217;ABBAZIA</strong><br />
seguendo l&#8217;antica tradizione della produzione birraia in numerose abbazie belghe, queste birre sono prodotte con il classico metodo dell&#8217;alta fermentazione. Generalmente corpose e di forte contenuto alcolico (da 6 a 9 gradi alcolici), la loro colorazione varia dall&#8217;oro carico, all&#8217;ambrato, al rosso cupo, al bruno scuro.</p>
<p><strong>DIÄT PILS</strong><br />
birra per diabetici. Una fermentazione eccezionalmente prolungata elimina i carboidrati ma allo stesso tempo sviluppa alcol. Questo procedimento finisce per creare una birra molto forte e secca. Gli esempi più noti sono versioni del tipo pilsener.</p>
<p><strong>DOPPELBOCK</strong><br />
bock &#8220;doppia&#8221; per un maggior impiego di malto. Tipo di lager eccezzionalmente forte, associato alla regione della Baviera. Ha un sapore molto ricco. La gradazione alcolica oscilla da 5,7° a 6°. Si serve a 10 °C.</p>
<p><strong>DORT</strong><br />
birre export di origine tedesca prodotte con lieviti a bassa fermentazione e con modesto tenore di luppolo. Colore dorato chiaro, spuma compatta, sapore asciutto (4°-5°). Vengono prodotte anche in Belgio e Olanda. Si serve leggermente fredda, tra 10° e 12° C.</p>
<p><strong>DORTMUNDER</strong><br />
qualunque birra fabbricata a Dortmund, nonostante alla città sia generalmente associato lo stile export.</p>
<p><strong>DRAUGHT</strong><br />
birra ambrata chiara dal tipico stile neozelandese a dal gusto molto dissetante.</p>
<p><strong>DUBBEL</strong><br />
ale belga ad alta fermentazione prodotta con un più alto contenuto di malto rispetto alle altre birre locali, da qui il sapore maltato. Il suo colore varia dall&#8217;ambrato al bruno rossastro. Gradazione 6 &#8211; 7,5°.</p>
<p><strong>DUNKEL</strong><br />
scura, in tedesco.</p>
<p><strong>EISBOCK</strong><br />
birra particolare e piuttosto rara prodotta con un processo particolare consistente nel far ghiacciare una parte dell&#8217;acqua contenuta in una birra doppelbock ed estrarla. La birra che rimane è ricchissima di malto e molto scura. Va servita in piccole quantità e ben ghiacciata.</p>
<p><strong>ESOTICHE</strong><br />
non è una vera tipologia birraria, ma semplicemente una denominazione di fantasia per identificare quelle birre che ci portano atmosfere di Paesi lontani e affascinanti. Quasi tutte praticamente rientrano nella grande famiglia delle birre lager, ma in qualche caso hanno caratteristiche particolari. Le birre latino-americane, per esempio, sono di colore molto chiaro, sapore delicato, grande bevibilità.</p>
<p><strong>EXPORT</strong><br />
in Germania definisce una lager più secca di quella di Monaco, ma meno luppolata di una pilsener, e comunque più forte di entrambe. Ottima con insalate, pesce e pollo. Si serve a 8-9 °C. Altrove è sinonimo di premium.</p>
<p><strong>EXTRA ZWARR BIER</strong><br />
prodotta nei Paesi Bassi con gradazione saccarometrica superiore a 13°. Può essere chiara (Licht zwarr bier). Se ha meno di 13° saccarometrici ed è chiara viene chiamata Licht lager bier.</p>
<p><strong>FARO</strong><br />
versione più dolce della belga lambic. Si ottiene aggiungendo zucchero bruno candito alla lambic giovane Bevanda ristoratrice da metà pomeriggio o prima serata. Si serve a temperatura di cantina.</p>
<p><strong>FRAMBOISE/FRAMBOZEN</strong><br />
lambic di lamponi. Adatta per le occasioni eleganti. Si serve leggermente fredda, in flûte.</p>
<p><strong>GUEUZE</strong><br />
tipo di birra belga ottenuta da una miscela di lambic giovane (maturata per meno di 6 mesi) e di lambic matura, fatta rifermentare in bottiglia dai 3 ai 9 mesi. Disponibile in versione chiara e scura, ha sapore fruttato e una longevità di 5 anni. Spumeggiante, vinosa e penetrante, ricorda un pò il rabarbaro. Nel suo paese, il Belgio, si serve a temperatura di cantina in un bicchiere a foggia di tulipano. Le più note sono la birra Kriek (ciliegia) e la Frambozen (lampone), ma si producono anche birre alla pesca, al ribes, al mirtillo, alla banana.</p>
<p><strong>HEFE</strong><br />
prefisso tedesco che significa lievito. Sta a indicare una birra che contiene sedimento.</p>
<p><strong>HELL/HELLES</strong><br />
chiara (e dorata) in tedesco.</p>
<p><strong>ICE BEER</strong><br />
birra realizzata da Labatt, tramite un processo di produzione che consiste in un abbassamento graduale della temperatura a –4°C a partire dalla fase di maturazione e fermentazione. Le caratteristiche più immediate che contraddistinguono la birra prodotta con l’ice brewing process sono una maggiore bevibilità e un gusto molto pulito.</p>
<p><strong>IMPERIAL (RUSSIAN) STOUT</strong><br />
stout dal gusto ricco, molto forte, dal sentore di ribes bruciato. Da degustare come bicchiere della staffa. Si seve a temperatura ambiente.</p>
<p><strong>INDIA PALE ALE O IPA</strong><br />
pale ale di tipo super premium, molto fruttata e luppolata. Originariamente destinata alle truppe inglesi in India, doveva avere un elevato grado alcolico e amaro per conservsarsi durante il lungo viaggio. Si serve a 13 °C. Sposa bene la carne rossa e il formaggio.</p>
<p><strong>KAFFIR</strong><br />
birra a fermentazione spontanea africana.</p>
<p><strong>KELLER</strong><br />
lager a bassa fermentazione non filtrata prodotta principalmente in Baviera, è leggermente frizzante e fortemente aromatizzata con il luppolo. Molto secca e fruttata. Gradazione alcolica circa 5°.</p>
<p><strong>KÖLSCH</strong><br />
birra ad alta fermentazione prodotta nei dintorni di Colonia. Di gradazione variabile tra 11 e 12° con il 4% di alcool. Colore giallo oro e aroma molto deciso, delicata, secca e leggermente fruttata. Ottima come aperitivo o digestivo. Si serve in un apposito bicchiere cilindrico (stangen) e si serve a 8-9 °C. Di difficile reperimento nel nostro Paese.</p>
<p><strong>KRIEK</strong><br />
tipo di birra belga invecchiata per un anno in fusti di rovere, quindi aromatizzata per 7-8 mesi con ciliegie e affinata per circa un anno in bottiglia. Colore tra il rosso-bruno e il granata, spuma compatta, profumo delicato, sapore dolce-acidulo. Ideale come aperitivo. Di norma, si serve leggermente fredda (8° circa) in flûte.</p>
<p><strong>KWASS</strong><br />
birra di bassa gradazione prodotta in Russia con segale e avena. A volte assieme alla birra viene aggiunto sciroppo di mele, pere o frutti di bosco.</p>
<p><strong>LAGER</strong><br />
tipo di birra bionda da pasto prodotta con lieviti a bassa fermentazione di qualità standard. Anticamente questa birra veniva &#8220;iniziata&#8221; in autunno e fatta invecchiare in magazzini (lager in tedesco) a bassissime temperature, per poi essere pronta a primavera. Ricca di schiuma e di anidride carbonica ha un sapore amarognolo e asciutto. Gradazione circa 3,5-5°. In generale, qualunque birra a fermentazione bassa è una lager.</p>
<p><strong>LAMBIC</strong><br />
particolare tipologia di birra originaria della valle della Senna, ma prodotta anche in Belgio. Si ottiene dalla fermentazione naturale di 1/3 di grano e 2/3 di orzo leggermente maltato. Il mosto così ottenuto, corretto con luppolo, viene fatto maturare in barile da 6 a 24 mesi. La bevanda che se ne ottiene serve più che altro da base a una serie di birre aromatizzate alla frutta. Si serve preferibilmente a temperatura di cantina.</p>
<p><strong>LIGHT ALE</strong><br />
indica, in genere, una bitter ale scura a bassa gradazione, anche se non si tratta affatto di una birra ipocalorica.</p>
<p><strong>MAIBOCK</strong><br />
birra bock prodotta per celebrare la primavera. Di solito è chiara e di qualità super premium.</p>
<p><strong>MALT LIQUOR</strong><br />
termine americano per definire una lager forte. In America è comunemente una bevanda grossolana, a volte con un&#8217;alta percentuale di zucchero, e senz&#8217;altro non liquorosa. Si serve a 7 °C.</p>
<p><strong>MÄRZEN</strong><br />
lager ad alto contenuto di malto, a gradazione medio-alta. Si presenta con colore che va dal paglierino dorato chiaro al dorato molto intenso, quasi ambrato. La gradazione alcolica oscilla tra 3,8° e 4,5°. Viene servita fredda, tra 9° e 10° C. E&#8217; prodotta in marzo per essere consumata durante l’Oktoberfest, dove viene bevuta in grandi quantità, esclusivamente in boccali (mass) da un litro.</p>
<p><strong>MILD ALE</strong><br />
sono birre inglesi ad alta fermentazione e a bassa gradazione. La maggior parte hanno un colore dall&#8217;ambrato al bruno scuro dal corpo leggero e caratterizzato dal tipico sapore dolciastro per la particolare aromaticita&#8217; del malto. Gradazione intorno ai 3,5% vol. Si serve normalmente alla spina, nei pub, a temperatura di cantina.</p>
<p><strong>MÜNCHNER</strong><br />
birra bavarese da pasto prodotta con lieviti a bassa fermentazione molto ricca di malto e di colore prevalentemente scuro (dunkel), anche se esiste la versione chiara (hell). La gradazione alcolica oscilla tra i 4° e i 5°.</p>
<p><strong>MUNICH CHIARA/SCURA</strong><br />
i birrai di Monaco di Baveria producevano tradizionalmente lager scure, dal sapore speziato e caffeinato. Il nome Münchener indica questo tipo di birra che si sposa bene con il pollo o con piatti a base di pasta. Attualmente la città produce anche una vasta gamma di lager chiare. Si serve a 9 °C.</p>
<p><strong>NUT BROWN ALE</strong><br />
scozzese, scura con un gradevole gusto di nocciola.</p>
<p><strong>OLD ALE</strong><br />
birra scura inglese dal corpo piuttosto forte. Viene chiamata &#8220;Old&#8221; perche&#8217; e&#8217; una Ale invecchiata per oltre un anno prima di essere consumata. Gradazione alcolica 6-8% vol. In Australia qualunque ale scura può essere definita old.</p>
<p><strong>PALE ALE</strong><br />
birra originalmente inglese di alta fermentazione, viene prodotta con una elevata quantita&#8217; di luppolo ed ha un colore che puo&#8217; variare dal bronzo, al dorato e anche al rame. Al gusto si presenta con un corpo pieno. Gradazione alcolica 4,5-5,5% vol. Si serve a 13 °C.</p>
<p><strong>PECHE</strong><br />
birra belga di frumento e malto d’orzo a fermentazione spontanea, aromatizzata alla pesca.</p>
<p><strong>PETITE BIERE</strong><br />
di produzione francese. Ha bassa fermentazione caratterizzata da un grado saccarometrico di 3-5°.</p>
<p><strong>PILSENER/PILSNER/PILS</strong><br />
birra bionda tedesca da pasto a bassa fermentazione con preciso sentore di luppolo, dal colore giallo paglierino e dorato ed un gusto prevalentemente asciutto. E&#8217; senza dubbio il piu&#8217; conosciuto e diffuso stile di birra, originario della Repubblica Ceca; la percentuale alcolica si aggira intorno ai 4-5% vol. Quella tedesca presenta una maggiore quantita&#8217; di anidride carbonica e un sentore piu&#8217; deciso di luppolo; gradazione circa 4°. Si beve in calici flute e si serve a 9 °C.</p>
<p><strong>PORTER</strong><br />
birra inglese (tipica di Londra) molto scura e forte, simile alle Stout. Dal corpo molto denso e dal gusto amaro e speziato ha un leggero aroma di cioccolato dovuto alla tostatura del malto. Prodotta con molti ingredienti tra cui malto &#8220;cioccolato&#8221;, malto scuro, zucchero non raffinato, radice di liquirizia e orzo tostato. E&#8217; una birra di antica tradizione, madre delle Stout. Spesso era fatta in casa e arricchita secondo gusto personale con erbe e spezie. Sembra che Arthur Guiness producesse questa birra in Irlanda e, per aumentarne il carattere, ne rafforzo&#8217; il corpo e l&#8217;alcol dando alla nuova ricetta il nome di Stout Porter. Da allora si comincio&#8217; ad usare il nome Stout per le birre Irlandesi scure e di forte carattere. Gradazione alcolica 5-6% vol. Ottima con ostriche e frutti di mare. Si serve a 13 °C.</p>
<p><strong>PREMIUM</strong><br />
termine che identifica le birre di qualità superiore alla media. Si chiamano &#8220;super-premium&#8221; quando raggiungono l&#8217;eccellenza.</p>
<p><strong>RAUCHBIER</strong><br />
lager tedesca a bassa fermentazione caratterizzata dall&#8217;aroma di fumo dovuto al tipo di essiccazione del malto, eseguita con fuoco diretto come nei tempi antichi. Colore dall&#8217;ambra al ramato, spuma piena, sapore maltato-affumicato, profumo aromatico (4,5°). Prodotta soprattuto nei dintorni di Bamberg e altri centri della Franconia. Si serve tra 12&#8242;°e 14° C.</p>
<p><strong>REAL ALE</strong><br />
prodotta secondo antichi metodi tradizionali.</p>
<p><strong>ROGGEN</strong><br />
antica birra di segale la cui produzione è iniziata in Germania nel medioevo. Prodotta come una weizen, dal sapore amaragnolo, dal retrogusto di lievito, schiuma compatta, gradazione attorno ai 5,5°, dal colore ambrato molto scuro. Poco conosciuta e poco diffusa anche in Germania, è praticamente sconosciuta nel resto d&#8217;Europa.</p>
<p><strong>SAKÈ</strong><br />
birra giapponese prodotta con un lievito particolare in grado di fermentare fino a concentrazioni di alcool etilico del 20%. I sakè hanno normalmente da 10 a 20 gradi alcolici.</p>
<p><strong>SAISON</strong><br />
ale estiva, altamente rinfrescante e vagamente acida, proveniente dal Belgio. A volte stagionata con spezie o erbe. A media gradazione. Destinata in origine a riempire le botti dove veniva prodotta la birra ordinaria, in modo da evitare l&#8217;essiccazione delle stesse una volta svuotate.</p>
<p><strong>SCHANKBIER</strong><br />
birra a bassa fermentazione di appena 7° saccarometrici. Riscuote un certo successo perché povera di calorie. Alcune sono senza alcool.</p>
<p><strong>SCHWAMBÌER</strong><br />
lager tedesca di colore scuro, dal gusto deciso di malto. Possiede un&#8217;alcolicità che si avvicina al 5%.</p>
<p><strong>SCOTCH ALE</strong><br />
birra scozzese dal tipico colore nero o noce, dovuto all&#8217;aggiunta di orzo tostato o di malto scuro. Delicatamente amara e dal gusto luppolato, il sentore di questa birra e&#8217; piuttosto vario: dall&#8217;uva, al ribes, all&#8217;uva passa. Gradazione alcolica 6-8% vol. Si serve a 13 °C, dopo il pranzo. In altri paesi la denominazione identifica birre robuste.</p>
<p><strong>STEAM BEER</strong><br />
marchio di fabbrica depositato dalla Anchor di San Francisco per la propria birra, un ibrido fra lager e ale. Si serve a non meno di 7 °C. Ha un colore ambrato chiaro, spuma densa e abbondante. Gradazione alcolica sui 5°.</p>
<p><strong>STEINBIER</strong><br />
birra prodotte col metodo dell’alta fermentazione, dal colore scuro e gradazione leggera.</p>
<p><strong>STOUT</strong><br />
birra scura irlandese prodotta con lieviti ad alta fermentazione e malto molto torrefatto. Colore scurissimo, spuma bianca compatta, profumo leggero di luppolo, sapore amaro corposo e persistente (3,7°-7°). Una stout molto forte e famosa è la Russian Stout originariamente prodotta a Londra nell&#8217;Ottocento, per essere esportata a San Pietroburgo. Molto alcolica e ad alta fermentazione era la preferita della grande imperatrice Caterina. Tuttora in produzione viene esportata in vari Paesi, incluso il nostro. Altra stout molto conosciuta è la Guiness. Da tutto pasto e da conversazione. La versione &#8220;amabile&#8221; (sweet o medium stout) è meno scura e più leggera (3,7°-5°). La stout inglese è spesso dolce.</p>
<p><strong>STRONG ALE</strong><br />
molto genericamente nei paesi anglosassoni birre scure ad alta fermentazione con alto contenuto alcolico.</p>
<p><strong>STRONG LAGER</strong><br />
lager britannica con gradazione alcolica elevata. Può superare i 6°.</p>
<p><strong>TRAPPISTA</strong><br />
denominazione d&#8217;origine con cui vengono classificate le birre prodotte dai monaci trappisti in sei abbazie situate in Belgio (Achel, Chimay, Orval, Rochefort, St. Sixtus o Westvleteren, Westmalle) ed una in Olanda (Koningshoeven). Si tratta di birre robuste con colore dall&#8217;oro carico al bruno scuro, spuma abbondante, profumo leggero, sapore aromatico proposte in tre diversi tipi di corposità e gradazione: normale (entro i 5°), double (intorno ai 7°) e triple (da 8° a 10°). Si bevono in grandi bicchieri balloon per meglio apprezzarne gli aromi e si servono a temperatura ambiente. Ottime con formaggi erborinati. Le sette birrerie che possono marcare il loro prodotto con il logo Authentic Trappist Product sono le seguenti:</p>
<ul>
<li>Bières de Chimay</li>
<li>Brasserie d&#8217;Orval</li>
<li>Brasserie de Rochefort</li>
<li>Brouwerij Westmalle</li>
<li>Westvleteren</li>
<li>Brouwerij de Achelse Kluis</li>
<li>Brouwerij De Koningshoeven (La Trappe)</li>
</ul>
<p><strong>TRIPEL</strong><br />
birra ottenuta con un malto molto chiaro, e con l&#8217;aggiunta di molto zucchero. Il colore e&#8217; chiaro, il gusto asciutto alta la percentuale alcolica, compresa tra i 7% ed i 9% vol.</p>
<p><strong>UR./URQUELL</strong><br />
significa originaria di, in tedesco.</p>
<p><strong>URBOCK</strong><br />
bock che si produce a Einbeck seguendo la vecchia ricetta medievale. E&#8217; una bock di tipo classico, presentata in tre varianti: chiara, scura e di maggio.</p>
<p><strong>VIENNA</strong><br />
lager dolciastra, luppolata e discretamente forte oggi è prodotta in Sud America e Messico (4,5-6% vol). Ha colore rosso ambrato. E&#8217; fabbricata originariamente a Vienna, ma ispirata alla Märzenbier.</p>
<p><strong>WEIZEN (WEISSBIER, WEISSE, WEIZENBIER)</strong><br />
birre prodotte con malto derivato da una miscela di orzo e frumento e con lieviti ad alta fermentazione. Di colore biondo pallido, sono caratterizzate da spuma molto abbondante. Molto dissetanti e rinfrescanti, sono anche assai digestive. Altra caratteristica è il lievito che rimane in sospensione dando alla birra un gusto particolare e un aspetto opaco. Sono prodotte in tre tipi: Hefeweizen (chiare con lievito), Dunkelweizen(scure, con lievito) e Kristallklar (chiare, ma senza lievito che viene filtrato). Di origine tedesca, vengono prodotte anche in altri paesi (in Belgio prendono il nome di Blanches). Non mancano versioni robuste, come la tedesca Weizendoppelbock (5,7°-6°).</p>
<p><strong>WHITE/WIT/WHEAT</strong><br />
traduzione inglese e fiamminga che sta ad indicare birre di frumento.</p>
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